lunedì 5 dicembre 2016

ABBIAMO DA TORNARE, by Agostinho Neto

ABBIAMO DA TORNARE, by Agostinho Neto
Ciao Pier Carlo, stavolta ti mando una poesia affascinante per la sua semplicità, del massimo poeta angolano e uno dei più grandi poeti africani, anche se scrive in portoghese, del Novecento. La parafrasi è superflua, bastano tre note lessicali. Ho messo alcune osservazioni sulla struttura della poesia, e ho insistito sull'inquadramento storico, senza esagerare. 
Elvio Bombonato

Agostinho Neto è stato un intellettuale angolano (1922-79), poeta assimilato alla negritude (Franz Fanon in primis, sorta durante la guerra di liberazione algerina, in cui morirono 1 milione di algerini su 10 milioni, prima che la Francia di De Gaulle cedesse; vedi il film capolavoro di Pontecorvo "La battaglia di Algeri"),  capo del Movimento Popolare della Liberazione dell'Angola dalla dominazione coloniale portoghese, e primo Presidente della Repubblica Angolana (1977-79), morì a Mosca per un cancro al pancreas.
Come molti rivoluzionari del Terzo Mondo, studiò nel paese dell'oppressore, a Coimbra,  medicina. Nel giugno del 1960 nel suo  ambulatorio a Luanda, vennero 200 soldati ad arrestarlo, la folla si oppose, ne uccisero 30; 200 i feriti.  Un ritratto della  Lisbona dell'epoca lo offrono il libro e il fim "Sostiene Pereira", molto belli entrambi.
Ho Chi Minh e il generale Giap studiarono a Parigi, Gandhi a Londra, Che Guevara fu medico in Argentina, Fidel Castro fu allevato  dai gesuiti all'Avana. Erano quasi tutti provenienti da famiglie alto borghesi e benestanti: Mandela, Martin Luther King, Mazzini, Pisacane, Mao, Marx; unico proletario ma relativamente colto fu Garibaldi, capitano di marina nizzardo (la città allora apparteneva ai Savoia).

ABBIAMO DA TORNARE
Alle case ai nostri lavori
alle spiagge ai nostri campi
abbiamo da tornare

Alle nostre terre
rosse di caffè
bianche di cotone
verdi di granoturco
abbiamo da tornare

Alle nostre miniere di diamanti
e d'oro di rame e di petrolio
abbiamo da tornare

Al fresco della mulemba
alle nostre vecchie usanze
ai ritmi ai focolari
abbiamo da tornare


Alla marimba al chissange
al nostro carnevale
abbiamo da tornare

Alla nostra patria angolana
la nostra madre terra
abbiamo da tornare

Abbiamo da tornare
Angola liberata
Angola indipendente

Troviamo 6 strofette da tre versi, una da cinque e una da quattro.  Riconoscere i versi non posso, perché è tradotta da una lingua che ignoro.   La data non si sa.
La traduzione è di una grande donna Joyce Lussu.  Il libretto si intitola "Con gli occhi asciuttii"(Il Saggiatore, Milano, 1963), col testo portoghese a fronte. Il portoghese, pur essendo una lingua romanza è più difficile dello spagnolo.  A occhio,  poiché i versicoli sono brevi, direi che si tratta di una traduzione letterale.  Il ritornello " abbiamo da tornare" (8 volte) martella tutte le strofette, fino al proclama finale.  E' così anche nell'originale: " Havemos de voltar", molto più efficace di  dobbiamo tornare.  Neto non scrive per sé, ri rivolge alla sua gente, per esortarla alla ribellione.  Vi contribuisce anche l'iterazione continua di nostre, nostri (7 volte).
Neto descrive le bellezze e le ricchezze dell'Angola, depredate di coloni bianchi, come tutta l'Africa del resto. Angola, Guinea e Mozambico,  portighesi, furono le ultime a ottenere l'indipendenza.  il poeta si traveste consapevolmente da personaggio del popolo, usa un lessico semplicissimo, concreto, con un effetto quasi di cantilena.
la mulemba è un grande albero tropicale, un fico, africano;  la marimba è uno strumento a percussione fatto da una tavola di legno posta sopra zucche vuote;  il chissange uno strumento musicale, credo una specie di chitarra. I contadini angolani erano trattati  come schiavi dai latifondisti bianchi portoghesi.

Joyce Lussu è stata una grande intellettuale, traduttrice di Hikmetn e poetessa in proprio; leggere,  se lo stomaco  lo consente, "C'è un paio di scarpette rosse" su google.  Sposò il sardo Emilio Lussu, pur essendo plurilingue, aristocratica e cosmopolita, o forse proprio per questo.  Lussu ha scritto il romanzo capolavoro sulla prima guerra mondiale "Un anno sull'altipiano", poi" Marcia su Roma e dintorni", fu parlamentare per il Partito d'Azione, il migliore che ebbe l'Italia del dopoguerra (vi facevano parte anche Contini e Montale); infatti perse le elezioni, e si dissolse in mille rivoli.